A cura del Team Runbilitation
L’uso abituale di calzature influenza la struttura del piede alterandone la forma e la biomeccanica; lo dice la scienza.
Gli esseri umani sono una delle poche specie ad aver sviluppato un cammino bipodalico e il loro piede si è evoluto per essere la base di questa funzione altamente complessa. Il piede umano da solo comprende 26 ossa, 33 articolazione 19 muscoli. Le ossa sono disposte in modo da formare un arco medio longitudinale, il quale è creato appositamente per svolgere la sua funzione di sostegno del peso corporeo e di dissipazione delle forze sperimentate durante il cammino. Oltre alla struttura particolarmente architettata delle ossa, esiste un complesso insieme di muscoli sia interni che esterni al piede che combinandosi ed integrandosi con il sistema neuromuscolare propriocettivo permettono di controllare l’equilibrio e il movimento.
Kennedy et al. nel 2002 hanno riportato la presenza di 104 recettori cutanei localizzati nella pianta del piede, suggerendoci la visione di questa straordinaria struttura come un organo dotato di una sensibilità dinamica. Mentre le calzature si evolvevano da semplici sandali aperti a scarpe più alla moda, e mentre loro design diventava sempre più dipendente dall’estetica, il potenziale impatto della scarpa sul piede è stato tralasciato. Scarpe chiuse e a punta sono diventate d’uso comune nelle società occidentali e il restringimento del “toe box”, ovvero la parte di scarpa che accoglie le dita ha contribuito allo sviluppo di deformità del piede e delle dita ormai ritenute comuni, come per esempio l’alluce valgo, una deformità in valgo della prima articolazione metatarso falangea. Questo è un problema più comune nell’ età adulta, nella quale i piedi di più di due terzi della popolazione sono considerati considerabilmente più larghi delle calzature disponibili. Inoltre la ricerca ha dimostrato come l’indossare calzature con più di 5 cm di tacco per un minimo di due anni può avere effetti significativi muscolo-tendinei nella caviglia, riducendo significativamente la possibilità di allungamento del tricipite surale (il principale muscolo del polpaccio), in particolare del gemello mediale, e aumentando la rigidità del tendine d’Achille. Questo si traduce in una diminuzione del range of motion della caviglia, aumentando così il rischio di infortunio in particolare nello sportivo. Viene evidenziata la natura malleabile del complesso caviglia-piede, e l’importanza di indossare calzature appropriate per mantenere una buona funzionalità e salute del piede.
La ricerca ha inoltre mostrato come certe calzature influenzino direttamente la biomeccanica del piede.
Una comune feature delle moderne calzature sportive è una suola di spessore aumentato, pubblicizzata come strumento di ammortizzamento e protezione contro gli impatti violenti. La recente ricerca dimostrato che indossare questo tipo di calzature incrementa significativamente l’attivazione del muscolo peroneo lungo (uno dei muscoli cosiddetti “pronatori”), suggerendo un’interferenza con la stabilità della caviglia. In più, è stato dimostrato come le calzature inibiscano la propriocezione, il nostro “sesto senso”, che permette in ogni momento di conoscere la posizione esatta di ogni estremità del nostro corpo, evidenziando una maggiore consapevolezza della posizione del piede nei volontari dello studio che giacevano a piedi nudi comparata con quelli che indossavano scarpe da corsa. D’Aout e colleghi hanno studiato gli effetti a lungo termine che le calzature possono sviluppare in merito alla funzionalità del piede e la sua forma. Hanno osservato che coloro che camminano abitualmente a piedi nudi mostrano una larghezza aumentata della pianta del piede e picchi di pressione al calcagno e nella regione metatarsale notevolmente ridotta se comparata con la popolazione comunemente calzata. Questo dimostra come coloro che camminano abitualmente scalzi, grazie alla superficie plantare più larga siano in grado di distribuire meglio il peso e la pressione lungo il piede. In più, questi soggetti mostrano una posizione del piede in fase di appoggio a terra più orizzontale, permettendo di distribuire le forze entro un’area più larga riducendo la pressione di impulso, al contrario di ciò che succede con le scarpe, dove le forze vengono applicate velocemente in un punto solo al calcagno nel contatto iniziale, per poi subire un abbassamento e conseguentemente un altro picco nello stacco.
Suggeriamo comunque una transizione lenta tra diversi tipi di calzature, da protettive a minimaliste, per poter dare tempo ai tessuti di adattarsi alla nuova condizione, alla nuova biomeccanica e forze in gioco.
Comunque, questo succede anche nella corsa, nella quale un profilo delle forze più lineare viene osservato quando si corre a piedi nudi. La ricerca ha constatato che nei corridori a piedi nudi vi è l’assenza o comunque una consistente riduzione delle forze di impatto rispetto a correre con le scarpe.
La ricerca nell’uso delle calzature nei bambini invece è di grande interesse per quanto riguarda l’impatto che le calzature possono avere nello sviluppo del piede. Avete mai provato a sovrapporre la suola di una scarpa per bambini alla pianta del piede di vostro figlio? Vi accorgerete come il piede abbia forma e dimensione diversa rispetto alla scarpa. Morio et al. e Wolff et al. hanno riportato un incremento significativo della larghezza dell’avampiede e dell’adagiamento del piede a terra sotto carico rispetto a chi camminava con le scarpe o sandali.
Questo dimostra che le scarpe sono qualcosa che limita il movimento del piede soprattutto nella regione dell’avampiede e non permette a questo di “spalmarsi” sotto carico ed utilizzare la sua struttura.
Molti articoli riportano dati che suggeriscono che le calzature possono potenzialmente essere restrittive nei confronti del naturale movimento del piede e modificarne lo sviluppo. In una ricerca di Chaiwanichsiri et al. è indicata l’incidenza dei problemi del piede in età adulta. Essi riportano un 87% di casi in cui è presente almeno una forma di deformità del piede con il 45,5% che mostra un alluce valgo. Di questi casi il 10% degli uomini e il 20% delle donne mostrano dita accavallate e l’87% mostra la formazione di calli come risultato. Queste deformità del piede sono associate spesso a riduzione della performance nel cammino e un aumentato rischio di caduta. Una riduzione del toe box nella parte anteriore delle scarpe può in qualche modo spiegare l’incidenza di queste condizioni. Un’altra differenza notata nel cammino a piedi nudi o scarpe risiede nel cambiamento in termini di funzionalità dell’arco medio longitudinale. Wolff e al. indicano come già riportato riduzioni significative per quanto riguarda la lunghezza di questo arco quando si cammina con le scarpe , riducendo la capacità del piede di sfruttare il meccanismo Windlass. Questo meccanismo consiste nella peculiarità dell’arco di deformarsi sotto carico, mentre la tensione della fascia plantare permette di mantenerne la struttura, acquisendo energia potenziale, che si trasforma in energia cinetica in fase di spinta e stacco del piede. Questa tensione che viene rilasciata nel momento dello stacco permette all’arco di ricrearsi riducendo la distanza tra il calcagno e le ossa metatarsali.
Le società occidentali che solitamente indossano scarpe, hanno molta variabilità nelle altezze degli archi plantari, mentre nelle popolazioni libere da calzature, l’arco si presenta mediamente più basso ma con minor variabilità degli estremi. Un arco più basso permette una maggiore superficie di contatto consentendo un minor rischio di caduta, mentre il supporto eccessivo dell’arco plantare fornito dalle calzature forza il nostro piede in una posizione innaturale che non permette al piede di esprimere al meglio le sue funzioni, risultando in debolezza. Bisogna comunque dire che la rimozione delle scarpe e camminare all’aperto totalmente a piedi nudi non è fattibile per la maggior parte della popolazione. Le scarpe offrono una superficie protettiva contro tagli, abrasioni e infezioni.
La ricerca mostra come scarpe più leggere, flessibili e minimaliste siano più simili al normale cammino a piedi nudi nella cinematica e nella cinetica sia nella corsa che nel cammino.
La ricerca della calzatura giusta dovrebbe focalizzarsi nel trovare un equilibrio tra assicurare la protezione del piede e la possibilità del piede di muoversi naturalmente e di mantenere la sua struttura. Consigliamo di camminare il più possibile a piedi nudi ogniqualvolta ne capiti l’occasione. Il piede avrà così modo di essere libero di espletare le sue funzioni, di mostrare la sua forma senza costrizioni e di inviare informazioni riguardanti l’equilibrio e le asperità del terreno al cervello limitando distorsioni e rischio di caduta. Avrete quindi piedi più forti, e questo vi consentirà di non sovraccaricare strutture limitrofe, quali ginocchio, anca e colonna vertebrale.
Costruireste un modellino con i guanti da sci? Probabilmente no, questo comprometterebbe la vostra sensibilità. E allora perché indossare scarpe troppo strette e alte riducendo la sensibilità del nostro piede, che per la maggior parte della nostra vita è l’unica parte del nostro corpo in contatto con la terra?
Fonte principale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26220400
Fonti secondarie: Corsi di formazione RunningClinic e SMARTERehab.
