A cura del Team Runbilitation
Quante volte viene consigliato a un paziente con mal di schiena (lombalgia) che pratica running uno stop forzato dopo che la risonanza magnetica ha evidenziato la presenza di protrusioni o ernie a livello lombare? Molte, forse troppe. E senza un supporto scientifico. La ricerca ci dice infatti che non esiste una correlazione assoluta tra la presenza di protrusioni o ernie a livello lombare e la presenza di sintomi ad esse correlati. Inoltre la risonanza magnetica sembra non essere l’esame più attendibile per poter effettuare diagnosi di tali patologie. L’esame fisico del fisioterapista sembra essere molto più attendibile, grazie all’utilizzo di test altamente specifici e sensibili e del ragionamento clinico. Come già si pensava agli inizi del ‘900 (Wolff – The law of bone remodeling (Das Gesetz der Transformation der Knochen). (Springer-Verlag Berlin Heidelberg, 1892)), il corpo umano è stato progettato per essere stressato, adattandosi al carico ad esso applicato. Ciò che fa la differenza tra allenamento e danno è il dosaggio dello stress ai tessuti.
Questo studio recente dimostra come sia errata la convinzione che la corsa possa degenerare i dischi intervertebrali, mostrando come i runners abbiano dei dischi più idratati e spessi di soggetti sedentari. I segmenti esaminati vanno da T11/T12 a L5/S1. Questi risultati sono presenti in entrambi i sessi, senza una differenza statisticamente significativa tra loro.
Interessante, dato che fino ad oggi, nella convinzione generale, i dischi intervertebrali della regione lombare si pensava fossero più frequentemente interessati da fenomeni degenerativi e i carichi ripetuti della colonna fossero considerati fattori contribuenti per lo sviluppo di questa degenerazione.
Lo studio ha tuttavia dei limiti, in quanto non è stato possibile escludere alcuni fattori confondenti, come l’alimentazione, la funzione muscolare o la funzione deil sistema ormonale dei soggetti inattivi e dei runners. E’ comunque il punto di partenza per ulteriori nuove ricerche che potrebbero rivoluzionare l’approccio alle disfunzioni del sistema neuro- muscolo-scheletrico.
References: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5396190/
